Tipico vino romagnolo: tipologie, caratteristiche e differenze

La Romagna, insieme all’Emilia, è una terra fertile, ricca di ottime produzioni agricole, prodotti tipici unici al mondo ed è anche terra di viticoltura da tempi millenari. Buon cibo e buon bere è il binomio perfetto per chi sa apprezzare la genuinità del patrimonio enogastronomico romagnolo che si snoda su percorsi che passano attraverso campagne coltivate, distese di filari e colline verdi con in mezzo borghi e castelli.

Dalla costa adriatica fino alle colline delle vallate del Conca e del Marecchia, passando per Rimini, Cesena, la zona collinare di Forlì e Faenza spiccano le migliori coltivazioni vitivinicole della Romagna. Un ottimo modo per conoscere le tante proprietà di questi vini viene dalla Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini, un itinerario lungo 150 km che da San Giovanni in Marignano arriva a nord di Santarcangelo di Romagna. I vini locali sono veramente eccellenti ognuno con proprie caratteristiche e peculiari note aromatiche che in questa guida andremo a scoprire insieme.

Tipico vino romagnolo

Sono moltissimi i vini tipici romagnoli che fanno parte del patrimonio viticolo della zona. Tra le loro caratteristiche la robustezza, grande corpo e struttura e il fatto di non essere frizzanti.  Ottimi i vini a bacca rossa, tra i quali primeggia il Sangiovese, il non plus ultra della viticoltura riminese, utilizzato anche come base per la produzione di altri vini. Non meno sorprendenti e rinomati i vitigni con uva a bacca bianca, primo fra tutti l’Albana.

Sangiovese

E’ il vino più famoso e più apprezzato della terra romagnola. Il suo nome pare sia stato attribuito a questo vino dai frati cappuccini che lo producevano nel convento di Sant’Angelo. Lo chiamarono Sanguis Jovis, sangue di Giove poi diventato Sangiovese. Si produce nelle province di Ravenna, Forlì e Bologna. E’ un rosso corposo dal colore rubino con un sapore secco e un retrogusto leggermente amarognolo con l’odore che assomiglia a quello della viola. Si accompagna perfettamente con arrosti, grigliate e carni rosse ma anche con primi piatti a base di pasta ripiena e secca e con i formaggi.

Albana

Se il Sangiovese è il rosso più rinomato della Romagna il bianco per eccellenza è l’Albana. Viene prodotto soltanto in questa zona, nello specifico trova la sua zona di produzione naturale nelle colline della Romagna a sud della via Emilia. E’ stato il primo vino bianco ad ottenere la DOCG nel 1987. L’Albana ha un colore giallo paglierino ed un sapore caldo e armonico.

Se ne produce una versione secca da abbinare con crostacei e pesce ma anche varianti dolci, amabili e passito indicate con il dolce e la frutta a fine pasto. Uno degli abbinamenti meglio riusciti è quello con formaggio di fossa, confettura di fichi e miele di castagno.  Nel corso dei secoli si sono diffusi diversi vitigni di Albana, i più coltivati oggi sono: Albana della Bagarona, Albana della Compadrona, Albana della Gaiana, Albana della Serra e Albana Gentile.

Trebbiano

Il trebbiano è un vino bianco da bersi giovane, entro un anno dalla vendemmia. E’ un vino leggero con un sapore sapido ed il profumo delle essenze floreali, di fiori di campo ed erbe. Ha un’origine molto antica, il vitigno fu impiantato dagli Etruschi dopo la bonifica delle terre ed oggi è coltivato prevalentemente nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini e Bologna. E’ prodotto anche nelle versioni spumante e frizzante, ideali da gustare con antipasti di pesce ma anche con tortellini e carne. Il trebbiano secco si accosta bene a tutti i formaggi molli e freschi come lo squaquerone e la casatella ed è molto piacevole come aperitivo.

Pagadebit

Ancora un vino bianco, dal nome curioso e divertente, il pagadebit. Si tratta di un vitigno molto resistente alle intemperie e alle annate meno fortunate dal punto di vista climatico che garantiva comunque al contadino la produzione di vino, viste le sue caratteristiche di fertilità. Questo gli consentiva di pagare i debiti contratti ed ecco spiegato il nome. Il pagadebit si trova sia secco che amabile ed ha una gradazione alcolica abbastanza consistente. Viene prodotto nelle province di Forlì e di Ravenna e si presta al consumo insieme a zuppe, risotti a base di pesce, vellutate ma anche con secondi di carne bianca e grigliate di pesce.

Cagnina

La cagnina è un vino rosso da dolce di origine antichissima. Risale all’epoca bizantina quando fu importato in Romagna dall’Istria e dalla Dalmazia, nel periodo in cui vennero costruiti i monumenti più celebri di Ravenna. Di colore rosso violaceo, va bevuto fresco di vendemmia per gustarne il sapore dolce che ricorda i frutti rossi. E’ ideale a fine pranzo ed è perfetto servito con la ciambella casereccia, i marroni arrostiti, le crostate di frutta e i tortelli dolci ripieni. Si produce nelle province di Ravenna e di Forlì.

Lambrusco

Il lambrusco è un vino di chiare origini romane ottenuto da un vitigno selvatico che produceva un prodotto dal gusto aspro e pungente. Il lambrusco che si produce oggi ha una bassa gradazione alcolica, è leggero, versatile e frizzante.

DOC Colli di Rimini

Da alcuni anni esiste la DOC dei Colli di Rimini, attestazione di qualità e garanzia nel mondo vinicolo rilasciata alla provincia di Rimini dal ministero dell’Agricoltura. Tipicità, storia e tradizione che caratterizzano cinque vini del territorio romagnolo: il cabernet sauvignon, il rosso, il biancame, la rebola e il bianco.

Storia del vino romagnolo

La cultura del vino in Romagna risale ai tempi del paleolitico, con il ritrovamento in Val Conca di frutti e tralci d’uva. Dall’epoca romana in poi la zona del riminese fu ampiamente coltivata a vite e dalle testimonianze giunte sino a noi si evince che la produzione era elevata e ricca. Il vino veniva portato a Roma dai commercianti locali e i traffici continuarono anche dopo la caduta dell’impero. Anche dopo il 1000 la produzione vitivinicola continuò ad essere fiorente e ad avere un peso importante nell’economia locale.

Un passato importante che conferma una tradizione secolare possibile anche grazie alla fertilità dei terreni e al clima temperato di cui gode la Romagna. Arrivando ai giorni nostri possiamo constatare che ci fu un progressivo abbandono delle campagne nel dopoguerra, intorno agli anni del boom economico quando tutti si spostarono verso la costa per trovare occupazione nel settore del turismo e dell’industria.

Per fortuna c’è stata negli ultimi anni un’inversione di tendenza e molti giovani hanno scelto di tornare a coltivare campagne e colline, sviluppando e potenziando un settore produttivo così radicato e millenario nel territorio romagnolo. Frutto di una passione ritrovata e di una dedizione alla viticoltura moderna sulle orme della tradizione c’è stato l’ottenimento, nel 1996, della DOC Colli di Rimini.

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