Diy (Do It Yourself) o fai da te, nasce dal mondo della musica e poi, pian piano, si è diffuso in tutti i settori diventando una vera e propria filosofia di vita. Questa filosofia è alla base dell’autoproduzione, l’unica strada per tornare ad appropriarsi di quello che ogni giorno produciamo e creiamo.

Che cos’è l’autoproduzione?

Si parla di autoproduzione quando una persona decide di produrre le cose che gli servono rifiutando l’ottica puramente commerciale e la mercificazione delle necessità. Questa corrente permette di produrre senza le regole imposte dal mercato consumistico, in totale libertà! È proprio questa formula ad offrire un valore aggiunto al prodotto. La riappropriazione delle terre, dei ritmi, delle metodiche, delle tradizioni, di quello che una volta era normale produrre in casa.

Oggi, in un mondo in cui la speculazione nel mondo dell’alimentazione ha raggiunto i massimi livelli, l’autoproduzione tende a far ritrovare il piacere del fai da te anche nel settore alimentare. Si possono trovare mille esempi di cose da produrre: formaggi, zuppe, tempeh,  tofu, pane, pasta, germogli.  Autoprodurre non vuole solo dire risparmiare e avere prodotti più genuini, sicuri, ma anche ritrovare una nuova dimensione di sé stessi.

L’autoproduzione sta dando risultati veramente particolari nel settore dell’agricoltura dove sono sorte delle realtà eccellenti. Si tratta semplicemente di tornare alle radici, di riacquistare il rapporto con la terra, con la natura e con il sostegno e la collaborazione, ma, il settore enogastronomico, cosa ne pensa?

Autodeterminazione  e sovranità alimentare

L’enogastronomia, in questo settore, offre un grande stimolo e si trasforma in cucina anarchica promuovendo i prodotti del territorio: freschi, garantiti e ricordo delle nostre tradizioni. Perché mangiare una pesca che viene da chissà dove, costa cara e non sa di nulla a gennaio, quando le nostre, che sono ottime, vengono distrutte perché pagate un’inezia? Perché lo chiede il mercato? La cucina che consuma prodotti km 0 e di stagione, garantirà sempre eccellenza. Non solo! Autoprodurre vuol dire cancellare tutte quelle regole che hanno distrutto le produzioni artigianali a favore della grande industria. Torniamo a un paragone semplice semplice: tra una marmellata industriale e una marmellata fatta dai contadini con la frutta appena raccolta e niente conservante, quale scegliereste?

Tornare ad aggregarsi ricostruendo quei sistemi che funzionavano e rispettavano il territorio, la gente, la natura, riscoprire quelle alleanza che permetterebbero di ripopolare le montagne e l’Appennino tornando ad uno stile di vita autogestito e solidale che permetteva di superare le difficoltà con l’aiuto della comunità. Trasformare tutto in un luoghi di tutti, dove ogni persona può esprimere le sue capacità, sfruttando due grandi energie a nostra disposizione: tempo e lavoro umano!

Chi sostiene questa filosofia

I movimenti e le associazioni che sostengono e alimentano questo corrente di pensiero sono sempre di più fra cui troviamo Genuino Clandestino che tira le file di molti eventi e iniziative per la diffusione del pensiero. Ci sono anche mercatini, attività enogastronomiche e centri sociali che danno il loro sostegno ( chi non ricorda i recenti eventi di Làbas?)

La politica combatte tutto quello che gli può portare via profitto, l’autodetermianzione alimentare lotta contro tutto quello che può portare via il nostro essere.